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giovedì 9 gennaio 2020

Il posto vuoto

Posto vuoto

Ci sarà sempre
un posto vuoto,
scavato nel profondo
della mia anima;
il posto che hai conquistato
senza guerra, senza lotta,
senza fatica, senza volerlo;
sì senza volerlo sei penetrato
in fondo alla mia anima:
non hai chiesto, non hai bussato,
in fondo non volevi;
ma la tua luce ha
sconfitto le mie tenebre;
ed ora te ne vai senza
aspettarti domande; senza
che io ti chieda perchè.

Mi lasci sospesa sulla terra,
senza baratri per precipitare,
né ali per volare.
Chi sei, chi eri, cosa sei
stato? il vento, l'uragano,
l'abisso, il calore del sole,
la dolcezza, il tutto;
ed ora nel tutto il niente
di questo vuoto profondo
che mi lasci e nel vuoto
incido una preghiera:
non vederti più.

(21/6/1978 F.B.)

mercoledì 8 gennaio 2020

Aldo Moro muore!

(l'ultimo commiato)

Ricordo l'incubo di quella notte,
qualcuno gridava il suo nome
nel buio del sonno; ma ancora
non sapeva di morte.

Oggi 9 maggio 1978
l'atroce notizia:
"ritrovato il corpo di Aldo Moro
vilmente assassinato".
Non trovo parole, le ho gridate
nel giorno del suo rapimento;
parole che ora solo il mio
cuore ripete sgomento.

A te, prigioniero, violentato nell'anima
da uomini (?) senza Patria né amore,
a te nobile spirito, che i passi volgi
nella Luce di un nuovo sentiero,
volgo il mio pensiero:
poni su noi la tua fede, quella di credere
in un mondo migliore.

Voi popoli tutti volgete
lo sguardo al suo corpo:
"quel corpo brutalmente assassinato
agli affetti più cari strappato...
quale orribile, inutile assassinio!"

Di quale colpe
fu accusato il suo cuore
per dare ai suoi cari
si immenso dolore?
Chi la sua libertà ha tradita?
quale nascosto Potere
alzò la mano omicida?

Oh anima riversa immobile
nel sacrilego cofano
di un'automobile,
non ci saranno più luci
delle strade, o raggi di sole
a guidare i tuoi passi,
occhi spenti nel sonno
senza ritorno che all'amorevole
Luce si aprono.

Improvviso sento esplodere
il tuono; poi lacrime di pioggia
scendono a bagnare
questa terra violentata
quasi a voler lavare
il sangue appena versato:
non dimenticheremo il
tuo nome: l'orrore il mondo
non l'ha mai dimenticato.

Continuano lacrime di pioggia
a bagnare la terra umiliata,
ma non disfatta: saremo
forse più forti, più veri;
ecco, Aldo Moro, anche
il cielo qui a Milano,
vuol darti piangendo
l'ultimo commiato.
      
      **********
Anime perse,
semmai il sipario calerà
sul vostro cammino,
il suo sangue scorrerà
eterno nel vostro destino!

(9/5/1978 F.B.)


domenica 5 gennaio 2020

Ad Aldo Moro

(il sequestro)

L'incubo della notte
ritrovato vivo al mio destare:
16 marzo 1978
un orribile massacro:
giace nel sangue
il corpo di guardia,
il sequestro,
Aldo Moro rapito.

Ora sei nelle mani
delle brigate rosse
che non sanno
libertà, giustizia,
amore, dolore.
Non ho più parole,
non ho più voce,
sento nel petto
il cuore tremare...
... e piango.

Piango anche per voi
brigate rosse che
amore, vita, Patria,
distruggete;
sì, piango anche per voi
che lacrime d'angoscia
seminate;
ma non rimarrà impunito, 
dei tuoi uomini, 
il sangue innocente
sul nudo asfalto versato.

Aldo Moro,
una vita leale
nel rispetto degli altri:
su quali miseri altari
la tua vita è deposta?
Dove sei ora, o esule
nella tua Patria?

Prendiamo con noi
il suo coraggio,
la sua onestà,
non lasciamo morire
in un misero fango
libertà ed amore:
strappiamo l'erba nociva
che infesta 
la nostra Bandiera,
lasciamola viva 
per chi con amore,
con fede, combattendo
il mondo per Lei,
ha donato la vita.

Ascoltate, non sentite
nel cuore una voce 
che grida: "difendiamo 
Patria e Bandiera se
vogliamo ancora 
essere liberi, liberi
anche di morire,
perché ora, vedete,
si muore per volontà
delle brigate rosse".

(16/3/1978 F.B.)







venerdì 3 gennaio 2020

Canta la mia canzone

Passeri
A te passero,
uccellino così tenero
e fragile nelle mie mani;
a te così forte mentre
t'innalzi nel volo, lontano
si, a te vorrei rubare le ali
per librarmi in volo,
tornare alla terra
e poi di nuovo in volo,
così, come tu fai nella
tua giostra senza tregua.

La mia giostra è un treno,
andare e tornare come te,
ma senza ali.
Vado correndo sulla terra,
tu voli in uno spazio
più immenso, più libero,
più puro, più vero.

A te, felice e cinguettante
nel volo e nel nido,
a te io chiedo di 
cantarmi nel vento;
porta via da me
la mia canzone:
è di noia, di ansia,
di dolore.
Regalala al vento,
al cielo, alle stelle;
strappala da me, portala
lontana, via dalla terra,
lassù, negli spazi infiniti,
del tempo.

(2/3/1978 F.B.)

Foto: https://www.flickr.com/photos/lucaradici/

giovedì 2 gennaio 2020

Invidio il tuo pianto, bambino


Vorrei piangere bambino,
così come tu piangi,
senza vergogna, sotto gli
occhi di tutti.

Tu conosci il dolore fanciullo:
è un dolore lenito
da una dolce carezza.
Il mio pianto è nascosto,
furtivo; io non avrei,
piangendo nel vento,
dolci carezze, ma
soltanto pietà.

Invidio il tuo pianto,
bambino, è puro
ed è libero;
il mio pianto non
è fanciullo,
non è più puro
e dietro le sbarre
della sua prigionia
si fa più duro
ed amaro:
è solo una lenta 
agonia.

(26/2/1978 F.B.)

Foto: https://www.flickr.com/photos/antoniofurno/


mercoledì 1 gennaio 2020

Il fuoco crudele

Grido il tuo nome
nel silenzio profondo
del cuore;
sorrido a chi mi guarda:
le mie lacrime scorrono
nel segreto dell'anima.



Il fuoco crudele
ha bruciato le ali,
la bianca colomba
ha fermato il suo volo.


(26/2/1978 F.B.)

Foto: https://www.flickr.com/photos/valentinastorti/

L'ultima sera

Mi lasci all'angolo
di una strada:
"Vai, sono stanco
non ti accompagno".

E' l'ultima sera
insieme,
l'ho sentito nel sangue:
ho freddo.

La tua macchina
si allontana;
scendo le scale
della metropolitana:
mi lascio dietro
il tuo viso bianco,
il tuo sguardo stanco.

Tutti mi urtano,
mi spingono, c'è 
una gran fretta
qui sotto:
io non esisto,
mi sento morta.

Guardate, il mio corpo
è lì, sull'asfalto,
la sua macchina
è sfrecciata via:
sulle sue ruote
scorre il mio sangue.

(25/2/1978 F.B.)



martedì 31 dicembre 2019

Morire è vivere

("Venite a me, voi tutti che siete
affaticati e oppressi e io vi darò ristoro"
Matteo 11,28)

                    **********

Negatemi il pane:
non avrò fame;
negatemi l'acqua:
non avrò sete;
negatemi l'amore:
non avrò corpo;
non negatemi Dio:
non avrei pace.

Nella vita è la morte
e nella morte è la vita.

Non negatemi Dio,
aprite gli occhi alla luce
non ci sono altre
speranze più vere.

Non datemi niente
se mi vedrete marcire
all'angolo di una strada
non fermatevi,
non voglio niente.

Negatemi tutto
ma Lui no: in Dio
è la culla del mondo,
non c'è luce più fulgida
che possa risplendere
nel buio delle tenebre:
"morire è vivere".

(25/2/1978 F.B.)


Ritorno a Milano

Verdi pianure,
vallate racchiuse
nel grembo dei monti,
case avvinte alla roccia
solitarie e lontane;
tutto mi passa davanti
nel correre del treno.
Ecco, ora è il fiume
che scorre;
anche lui, come me,
senza posa né sosta:
c'è il mare che 
lo attende;
Io vado, ma nessuno
mi aspetta.

Il treno corre,
portandomi lontano:
non vedo più case,
né fiumi, né verde;
si va alzando come fiore
che sboccia, la sera.

Nel vetro è 
il mio riflesso,
accanto a me è 
il silenzio;
davanti a me 
la solitudine;
e come si va alzando
il fiore oscuro 
della sera,
così si innalza il mio
dolce dolore.

(22/2/1978 F.B.)

lunedì 30 dicembre 2019

Incubo

"L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante."
Cesare Pavese

Tempesta sul mare

Ho sentito gridare
il gabbiano.
Il mare nell'uragano,
s'infrange contro la roccia
quasi a volerla estirpare,
per sprofondarla nell'abisso.

Tutto è schiuma rabbiosa,
violenta,
mi porterebbe via per
seppellirmi nella tempesta;
ma io non mi muovo,
resto avvinta alla mia roccia,
intorno, a due passi è il
bordo violento.










Il mare mi aspetta: è vivo            
e spettrale, un passo,
due e sarebbe la fine
di tutto; ma io
non mi muovo:
sento ancora gridare
il gabbiano.

(20/2/1978 F.B.)

1^ Foto: https://www.flickr.com/photos/gato-gato-gato/

2^ Foto: https://www.flickr.com/photos/ottorinopalomba/




sabato 28 dicembre 2019

Confessione

Gesù

Come è facile odiare
e come è difficile amare!
Amare coloro
che ci odiano,
che ci calpestano;
amare tutti quelli
che ci torturano, che
strappano i nostri pensieri,
che ci impongono il silenzio
in nome di una
superiorità che in fondo,
oltre le porte chiuse
del loro ufficio
non hanno.

Rispettare chi non
ci rispetta;
inchinarsi a chi
non conosce inchino;
ballare, suonare, cantare
per chi non ama
né ballo né musica né canto.

Mio Dio,
ti chiedo perdono
per quello che penso
di loro, per le parole
che vorrei gridare
in faccia a chi
sorride beffardo.

Vorrei calpestare
la loro tirannia,
fino a vederla sanguinare.
Mio Dio,
insegnami ancora l'amore.

Sento l'odio crescere,
sento la rabbia, l'ira
voltarsi nel sangue,
sento la vendetta incompiuta
che vuole uscire
dalla sua prigionia:
dare i loro corpi ai lupi,
perché sentano le torture
inflitte a tutti coloro
che ingoiano le proprie
umiliazioni, che chinano
il capo perché non hanno
più speranze; vendetta
per chi ha la lingua
mozzata da una frusta
potente, perché chi la muove
ha una sola ambizione
ed in tal nome agisce:
"Potere".

Mio Dio,
a te che non conosci
odio, chiedo la forza
di amarli, perché
odiandoli sto forse
soltanto calpestando
il tuo amore.

(22/10/1977 F.B.)

Foto: https://www.flickr.com/photos/erik/

venerdì 27 dicembre 2019

Paura

Nebbia a Milano

Sera buia, senza luci
di stelle, senza luna;
risuonano i passi
nel silenzio,
si fanno più cupi
nella nebbia.

Paura.
Paura ignota
che si leva
senza ragione, in questa
nuvola grigia che
mi cammina intorno.

Ho paura di quello
che sento dietro di me:
il vuoto, il niente,
la solitudine.

Guardo avanti:
non ci sono luci,
non ci sono più
finestre accese;
tutto è confuso:
cielo e terra in un
ammasso grigio.

Sento il duro della strada
sotto i piedi e sò
di essere in terra.
La mia strada, metro
a metro la riconosco;
mi sento crescere in petto
la smania di arrivare,
per non sentire più il silenzio,
per non sentire più il vuoto
che mi cammina dietro.

(22/10/1977 F.B.)

Foto: https://www.flickr.com/photos/marcofreddi/

giovedì 26 dicembre 2019

Zingari

Mi rivolgo a voi,
a voi che li odiate;
ascoltate,
io li ho guardati:
due ragazzi felici, in mano
la borsa della spesa,
rubata direte voi;
no non è vero, non li
ho mai visti rubare:
ho visto voi.

Andavano ridendo,
senza vederci,
senza curarsi di noi,
perché di noi più felici.

Guardate anche voi,
voi che li schifate,
perché sporchi;
voltate gli occhi
alla vostra vita,
alla vostra anima:
loro sono sporchi fuori,
noi lo siamo dentro.

Giudicate, voi che ascoltate
senza orecchie e guardate
senza occhi:
quale fra queste due
sporcizie può tornare
netta e limpida dall'acqua?

(22/10/1977 F.B.)



Stazione Centrale

Stazione Centrale Milano

Un continuo andare
e venire di treni,
altoparlanti che annunciano
arrivi, partenze, ritardi.

Non ascolto niente
di definito, ho solo
un rumore assordante
nelle orecchie.

Non prenderò nessun treno,
sono ferma qui, alla Stazione,
ferma nel tempo, aspettando
che arrivi il mio giorno.
E mi chiedo se sarà triste,
se lascerò il tuo ricordo qui,
lontano.

Tutto è stato come un sogno
mai sognato.
Credo che partirò quel giorno,
portando via la nebbia
da Milano.

(8/10/1977 F.B.)

lunedì 23 dicembre 2019

Autunno

"Autunno"
Piove,
intorno è tristezza
di foglie cadute:
giacciono in terra,
accese di un rosso tramonto;
fradicie, inutili, calpestate,
fra poco non saranno
che fango.

Vado anch'io,
come altri passanti,
su questo viale di foglie.
Intorno è un correre
di ombrelli aperti;
io non ne ho, non servirebbe
a riparare la mia anima
che fradicia,derisa,
calpestata, come queste
povere foglie,
và raminga tra loro,
cercando il suo mucchio
di fango.

(8/10/1977 F.B.)

Foto: https://www.flickr.com/photos/tillysfortunato/

A Francesca

(prima di vedere la luce)

Non piangere, non guardarlo
come se in lui nulla
fosse mai stato:
non gli risplende negli occhi
la luce della vita;
ma nel buio si accende eterna
della sua anima, la Luce.

Non credo
in un Limbo desolato
dove si perdono anime
senza risorse... (e tu pensi
al tuo bimbo mai nato).

Grande è Dio, oltre
le nostre miserie umane,
oltre le nostre intelligenze
limitate, così da Lui
vane e lontane.


No, non pensare
che tutto è finito
in quel piccolo essere
immobile al tuo amore:
la sua anima vive immortale,
ti sorride indicandoti
il cancello aperto
del cimitero:
oltre lui, c'è la vita,
quella di sempre,
fatta di attimi
che continuano eterni
nel tempo, niente si ferma...
forse neanche la morte.

Ascolta la sua anima,
sei pronta per altre vite,
ci sono ancora altre speranze.

(7/10/1977 F.B.)


domenica 22 dicembre 2019

Il sogno nell'anima

Non spezzatemi il filo
del sogno
dove cammino;
potrei cadere e, cadendo,
morire senza morire.

Lasciate aperta la porta
della mia anima,
lasciate che si consumi
al tempo,
che cada dai cardini:
la mia anima non ha
confini,
non ha frontiere.

Lasciatela aperta,
non ditemi niente
di lui;
il tempo vi passerà
lieve,
non busserà risvegliandomi
ed il mio sogno
resterà intatto.

(7/10/1977 F.B.)



venerdì 20 dicembre 2019

Italia

Guerra senza fine

Ho visto la nostra Bandiera
nel cimitero dei martiri;
tra i fiori deposti
un grido saliva:
"per voi siamo morti?"

Avevamo l'orgoglio
e la fede di Patria:
tutto perso all'improvviso.
Lacrime sul viso
per il sangue che scorre
di morti in attuali guerre,
non ci sono soldati
che partono cantando
per fronti lontani:
è la guerra civile.
Bombe che esplodono
improvvise nelle case, sui treni,
innocenti che muoiono.

Si chiedono riscatti
per grandi e bambini rapiti,
o soldi, o corpi già morti.
Un incubo le strade
accese nella luce del crepuscolo
che scende; non è il coprifuoco,
è la paura,
non si esce più a quest'ora.

Nel sole dei giardini,
non giocano più i bambini,
paura di una mano
che li può carpire.
Tutto è violenza nella terra
d'Italia, terra di gioia e d'amore,
bellezza dove ora sorge
una torre di Babele:
mio Dio, riunisci
le nostre mani
prima che cada.

Vedo la nostra Bandiera
sull'asta, immobile
nel vento: è come un bambino
morto senza ragione.
Vedo nel rosso acceso
il sangue dei morti
in cento guerre;
nel bianco l'innocenza
dei nostri figli (si dovrebbe
restare bambini!);
nel verde l'ultima speranza:
la Fede in un'Italia risorta
da sì tristi miserie.

(5/10/1977 F.B.)


giovedì 19 dicembre 2019

Aborto

(io non avrò amori)

Ho visto la tristezza
negli occhi dei bimbi
senza nome, per egoismo,
a volte senza colpa,
di madri innamorate
di uomini incerti.

Li ho visti sperduti
ai bisbigli degli altri,
così come si sperde il vento
sussurrando tra i rami.

Io non avrò amori incerti:
aborto vuol dire morte,
non ucciderò una vita
prima che viva;
non voglio stringere
tra le braccia la tenerezza
lieve di un bimbo senza nido.

Non gli basterebbe
la mia tenerezza,
il mio amore:
oltre me ci sono altre vite
che distinguono,
frammentano, separano,
umiliano, isolano.

Non voglio vedere
la sua mano tendersi
oltre i limiti della speranza
e restare sospesa sull'abisso,
mentre intorno milioni
di uomini passano
ridendo, calpestandolo,
ignorandolo:
nessuno guarderà
al suo cuore,
nessuno stringerà
la sua mano.

No, io non avrò
amori incerti.

(3/10/1977 F.B.)

L'Abisso

Non chiedermi
di venire con te;
non posso, non ti amo,
ho bisogno d'amare per
cedere alle lusinghe.

Non sperare che vacilli,
non ti amerò mai,
sono morta o forse no,
non si muore vivendo;
sono addormentata, svuotata,
non ci saranno risvegli:
non aspetto il bacio
del principe sconosciuto
che mi riporti nel mondo.

Non chiedermi niente,
non ho altre risposte.
Ho amato,
sull'orlo dell'abisso
ho sentito il grido
dell'anima e sono
retrocessa; le sue mani
non mi hanno afferrata:
non ha bisogno di me,
mi chiedeva in quell'ora
così, come tu
ora mi chiedi.

L'ho amato, ma vuole
essere libero di me
ed io mi allontano.
Voglio dormire, lasciami,
non aspettarti un mio risveglio,
lo amo non riamata
è triste lo sò.

Questo amore disumano,
perché solo mio,
io non lo rigetto,
mi appartiene e
appartenendomi mi svuota
da altre sensazioni:
vedo senza interesse
altri uomini,
vedo te che mi sei a fianco
che mi tormenti,
rivoltandomi nell'anima
il mio amore disperato,
consumato dalle lacrime,
eppure ancora intatto.

Lasciami alla mia solitudine,
al mio sonno senza speranza;
volevo solo lui:
ma lui mi è negato.
Lasciami, ti prego,
lasciami andare.
Sono arrivata nell'amore
in fondo al mio destino:
non ci sono altre porte da aprire,
la mia chiave
è caduta quel giorno
nell'Abisso.

(3/10/1977 F.B.)